In Italia ci sono oltre 106 mila giornalisti, ma solo circa 36 mila sono attivi, con una media di 5,6 ogni 10 mila abitanti. In Italia ci sono oltre 106 mila giornalisti, ma solo circa 36 mila sono attivi, con una media di 5,6 ogni 10 mila abitanti.

Quanti sono i giornalisti in Italia?

Su oltre 108 mila giornalisti in Italia, quelli regolarmente contrattualizzati sarebbero appena 14 mila, con 26 mila collaboratori. Negli uffici stampa lavorano 12 mila comunicatori
 

Il Centro di Documentazione Giornalistica, che ogni anno pubblica l’Agenda del giornalista, registra oltre 108 mila giornalisti, a cui si aggiungono 11.934 professionisti della comunicazione, che operano in agenzie di ufficio stampa e relazioni pubbliche.

Un cifra monstre che però tiene dentro tutti: da chi scrive per professione a quanti si occupano di giornalismo in maniera più o meno marginale, come i giornalisti pubblicisti che collaborano saltuariamente con la c arta stampata la radio o la televisione a chi guida una testata tecnica o associativa, ed è quindi iscritto a un albo dedicato, e chi è già in pensione.

LOrdine dei giornalisti, l’albo professionale della categoria, suddivide gli iscritti in circa 28 mila giornalisti professionisti (quelli che esercitano l’attività giornalistica come principale attività professionale) e 75 mila pubblicisti (collaboratori di testate giornalistiche che svolgono anche altre attività, come per esempio quella di ufficio stampa in un’azienda o in un’agenzia di relazioni pubbliche e media relations).

Più contenuto il numero dei giornalisti sul campo: secondo Mediaddress, altra banca dati sul giornalismo italiano, nel 2026 ci sono 31.494 giornalisti operativi all’interno delle redazioni di 5.665 testate. Infine, l’Osservatorio sul giornalismo dell’AgCom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), depurando i dati generali dai giornalisti che non esercitano la professione e i pensionati, stima circa 36 mila giornalisti attivi, pari a 5,6 giornalisti ogni 10 mila abitanti.

Una media simile a quella della Francia (5,2 ogni 10 mila abitanti), molto inferiore alla Gran Bretagna (9,6), ma enormemente maggiore rispetto agli Stati Uniti (2,8).

Numeri e contratti

Negli anni recenti, la deregulation ha avuto un forte impatto sul settore dei media e quindi i numeri sono molto più bassi se scendiamo al livello dei giornalisti contrattualizzati. Secondo dati riportati da Il Fatto Quotidiano, oggi in Italia ci sarebbero meno di 14 mila giornalisti con contratti a tempo indeterminato, con una sostanziosa pattuglia di 2 mila giornalisti Rai, a fornte di ben 26 mila collaboratori non assunti e perciò esposti a precariato e compensi talvolta estremamente bassi e aleatori.

Questo a fronte di un totale 3.207 testate giornalistiche ufficialmente registrate in Italia, incluse quell online, con 94 agenzie di stampa, 96 quotidiani e 713 testate radiotelevisive specializzate e tecniche (dati dell’Agenda del giornalista). Mentre le aziende di comunicazione e ufficio stampa in Italia sono 5.623.

Bastano 16 giornalisti per fare un quotidiano

In termini di formazione e competenze, l’Osservatorio dell’AgCom rileva che il 70% dei giornalisti italiani è laureato, che vi è una larga conoscenza delle lingue straniere, con prevalenza dell’inglese, noto a vari livelli al 99% dei professionisti, anche se soltanto il 50% ha una conoscenza di livello B2 o superiore. Le competenze digitali sono medie o medio alte nel 54,4% dei giornalisti.

L’approfondimento condotto dall’AgCom ha quantificato anche la dimensione media delle redazioni nei diversi mezzi di informazione: si passa dai 53 addetti dei quotidiani (di cui 16 giornalisti, 35 collaboratori esterni e 2 altre figure professionali) ai 21 della Tv, fino ad arrivare ai 9 della radio. Tuttavia, all’interno del singolo tipo di testata, esiste una marcata differenza tra redazioni di testate nazionali e locali. 

In particolare, la dimensione locale si contraddistingue sempre più per la presenza di pochi addetti (addirittura 5 in media in una radio locale), dalla dipendenza da collaboratori esterno e, in molti casi, dall’acquisto di format informativi già preconfezionati.

La sfida dell’IA

Su tutto, incombe la minaccia dell’intelligenza artificiale, che Giacomo Lasorella, presidente di AgCom, ha sintetizzato così in un’intervista a Repubblica: «Il passaggio più importante riguarda i nuovi motori di risposta, gli answer engine. Sono i servizi che, invece di mostrare una lista di collegamenti, forniscono direttamente una risposta confezionata dall’intelligenza artificiale. Il lettore ottiene così una sintesi, ma spesso non apre più l’articolo originale. Il rischio è doppio. Da una parte, i giornali perdono visite e quindi ricavi pubblicitari o nuovi abbonati. Dall’altra, il cittadino riceve una sola risposta, prodotta da una macchina, invece di consultare una pluralità di fonti e punti di vista».