L’espressione “Made in Italy” non è nata nel dopoguerra, ma aaddirittura a fine ‘800: un bollettino della ditta bellunese di occhialeria Ferrari & C. permette di retrodatarlo al 1897 L’espressione “Made in Italy” non è nata nel dopoguerra, ma aaddirittura a fine ‘800: un bollettino della ditta bellunese di occhialeria Ferrari & C. permette di retrodatarlo al 1897

130 anni di “Made in Italy”: viaggio alle origini del country brand tricolore

Il marchio d’origine italiano non è nato nel dopoguerra: un bollettino di una ditta bellunese di occhialeria permette di retrodatarlo al 1897. E spunta un Premio per i racconti del Made in Italy

L’espressione “Made in Italy” non è nata nel secondo dopoguerra, come si riteneva fino a ieri, bensì a fine ‘800: è stato Massimo Orlandini, storico d’impresa, a retrodatare questa denominazione d’origine, grazie al rinvenimento di un bollettino scientifico della ditta C.E. Ferrari & Compagni di Calalzo di Cadore (Belluno), datata 1897. Se ne è parlato sabato 11 aprile 2026, all’Università di Verona, nell’incontro sul tema: “L’identità riscritta: 1897, nasce il Made in Italy”, organizzato dall’Osservatorio Monografie d’Impresa e inserito nel calendario ufficiale della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026 promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit).

Da etichetta doganale a country brand

Durante l’evento, la giornalista Pamela Ferlin ha dialogato con Orlandini e con Federico Brunetti, ordinario di Economia e gestione delle imprese all’Università di Verona, sul valore del marchio-Paese che è diventato leva di comunicazione, posizionamento e differenziazione competitiva nel mondo.

Fino alla scoperta di Orlandini, la data di adozione della denominazione Made in Italy era fissata dallo stesso Mimit al 1951. In realtà, il country brand era già richiesto negli Stati Uniti, in seguito all’introduzione del Tariff Act del 1930. Tuttavia, nel documento della ditta Ferrari si legge già nel 1897 che le spedizioni indirizzate “a Nuova Yorck (…), a differenza di molti dei nostri prodotti che si spacciano con marche inglesi, francesi e germaniche, portano la marca Made in Italy”. 

L’orgoglio del lavoro italiano

Il documento chiave è la relazione letta dal commendator Guglielmo Berchet all’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti nel 1897, in occasione dell’assegnazione della medaglia d’oro alla ditta Ferrari & C. di Calalzo, antenata dell’attuale Safilo. Berchet descrive l’azienda come “perfettamente organizzata in tutte le sue parti, sorta da una modesta officina… dove un centinaio di operai vi trovano costante e sicuro lavoro”; gli occhiali Ferrari, già richiesti all’estero in notevole quantità — spediti persino a “Nuova Yorck (sic) — portavano tutti la marca “Made in Italy”, a differenza di molti prodotti italiani che si spacciavano con marchi inglesi, francesi o germanici”.

“Già allora, quindi, questa menzione conteneva elementi di modernità”, ha spiegato Orlandini, “relativi alla qualità dei prodotti, alla capacità distributiva dell’azienda, all’attenzione alla sicurezza dei lavoratori e alla dignità del lavoro, in un’Italia post-unitaria dove l’occhialeria cadorina competeva con la produzione seriale straniera. Ri-datare la nascita del sintagma di cui si celebra la giornata nazionale apre nuove prospettive e rafforza l’autocoscienza del nostro comparto economico”.

Unicità e limiti dell’impresa italiana

Sull’italianità, l’economista Federico Brunetti ha sottolineato come le peculiarità della produzione nazionale – qualità della materia prima, patrimonio umano esposto alla bellezza, capacità di mantenere l’artigianalità in un prodotto industriale – siano tutte connesse al territorio, come se “la terra s’impastasse al lavoro dell’uomo definendo l’unicità”.

A questo va aggiunto il dualismo del tessuto imprenditoriale italiano, fatto di piccole e medie imprese: elemento di debolezza da un lato, per la scala ridotta, ma anche forza unica, dall’altro lato, grazie all’umanità delle realtà familiari, dove l’imprenditore è una persona concreta, non una tecnostruttura manageriale, capace di operare con flessibilità, un alto livello di servizio e il genius loci italiano, derivante da cultura antica e frammentazione, in contrapposizione con le ottimizzazioni razionali dei giganti stranieri. In questo scenario si inserisce il rischio della finanziarizzazione, che diluisce legami territoriali, a cui si può rispondere con certificazioni tracciabili e fusioni tra Pmi che consentano di competere senza perdere l’identità locale.

Un premio ai racconti del Made in Italy

L’evento si colloca nella cornice degli oltre 800 eventi collegati alla terza edizione della Giornata Nazionale del Made in Italy – il 15 aprile, compleanno di Leonardo da Vinci – ed è stato promosso dall’Osservatorio Monografie d’Impresa, un’associazione di promozione sociale aderente a Museimpresa, dedicata allo studio, alla conservazione e alla valorizzazione delle monografie istituzionali italiane. Nella sede operativa al Polo universitario Santa Marta di Verona, l’Osservatorio conserva un archivio di oltre 1.700 monografie di imprese ed enti italiani, consultabile anche online e visitabile gratuitamente su prenotazione.

Tra le iniziative dell’Osservatorio, va ricordata l’ottava edizione del Premio OMI per la miglior monografia istituzionale d’impresa, presentata all’inizio dell’anno e a cui è possibile iscriversi fino al 31 luglio 2026. Le precedenti edizioni del Premio, che hanno raccolto complessivamemte oltre 400 partecipanti, sono stati vinte da: Fondazione FS Italiane (2024), Laboratorio Chimico Farmaceutico A. Sella (2022), Fila/Maurizio Corraini (2020), La Sportiva (2018), Fratelli Branca Distillerie (2016), Cartiere Fedrigoni (2014) e Ballarini Paolo e figli (2013).

Possono partecipare al Premio OMI 2026 le monografie o biografie istituzionali, in formato cartaceo, pubblicate o ripubblicate tra il 1° gennaio 2021 e il 31 luglio 2026 a opera di:

  • Aziende/organizzazioni italiane o straniere con filiale o consociata in Italia
  • Artworker: agenzie, studi pubblicitari, fotografi, designer, illustratori, copywriter, editori, stampatori.

Ogni partecipante può iscrivere più opere, anche già candidate a precedenti concorsi, purché rispettino i criteri sopra elencati. Il bando è pubblicato sul sito dell’Osservatorio www.monografieimpresa.it.