“Il 50% dei responsabili legali aziendali si aspetta una diminuzione delle parcelle degli studi legali con cui collaborano, come conseguenza dell’introduzione dell’intelligenza artificiale negli studi, e il 64% prevede che l’IA consentirà di ridurre il ricorso a servizi legali esterni”: ha dichiarato Ian Tully, direttore di Swot Legal, a margine del convegno “Legal tech & AI”, presentato da Luigi Fuiano, Senior Legal Contract manager di Accenture.
Nel corso dell’evento, Swot Legal – la prima azienda italiana specializzata in temporary legal staffing (avvocati a tempo determinato), che dispone anche di team specializzati in legal-tech – ha analizzato l’impatto dell’IA nelle attività legali di aziende e studi, attraverso i risultati di una serie di studi autorevoli sul mercato legale internazionale.
L’IA taglierà il 10% le ore lavorate negli studi legali
“Secondo i dati raccolti da Thomson Reuters, sei aziende su dieci si aspettano che i loro consulenti legali utilizzino l’intelligenza artificiale”, ha spiegato Fuiano. “Cosa che in effetti già accade nel 90% dei casi, secondo un’altra ricerca svolta da Wolters Kluwer, che stima anche un risparmio medio, per gli studi legali, pari al 10% delle ore lavorate settimanalmente. Consapevoli di questi incrementi di efficienza, metà dei responsabili legali aziendali interpellati da Acc/Everlaw si aspetta una diminuzione dei costi per i servizi legali esterni, ma finora non ha visto segnali in questo senso. Inoltre, il 64% prevede di ridurre la propria dipendenza da consulenti legali esterni grazie all’impiego dell’IA per svolgere internamente alcune attività legali di base”.
Lato studi legali, il 53% ritiene che le tariffe rimarranno invariate nonostante l’adozione dell’IA e il 20% prevede addirittura un aumento (Thomson Reuters, 2025): “Da una parte, quindi, i clienti si attendono di beneficiare dell’incremento di efficienza legato all’IA spendendo di meno, mentre, dall’altra parte, gli studi legali pensano che la tecnologia accresca il valore del loro lavoro e che questo si debba riflettere nelle proprie parcelle”, conclude Fuiano.
La pressione dell’IA sulle parcelle legali
La prima ricaduta di questa divergenza di aspettative sarà sul modello tradizionale di fatturazione oraria degli studi legali. Se la tecnologia comprime il tempo, diventa difficile difendere un modello di costi basato principalmente sul tempo impiegato, almeno per le attività più standardizzabili. Secondo le valutazioni di Swot Legal, emergeranno probabilmente diverse formule legate a diverse modalità di erogazione dei servizi.
Si possono già immaginare cinque tipologie di servizi legali.
- L’onorario fisso, per un perimetro di attività ben definito. Questo consente alle aziende di predeterminare la spesa e incentiva gli studi ad aumentare l’efficienza del proprio lavoro.
- La tariffa oraria con “cap”. La tariffazione tradizionale con un tetto massimo di spesa, che comporta una condivisione del rischio tra azienda e studio.
- L’onorario success-based, legato a obiettivi o attività specifiche, che consente di allineare gli incentivi ai risultati.
- L’abbonamento legale, una forma di subscription economy applicata ai servizi legali, con la possibilità di accedere in maniera continuativa a determinate attività di supporto legale a fronte di un onorario ricorrente predeterminato.
- I servizi “AI bundle”. Lo studio mette a disposizione del cliente team ibridi uomo-IA, con avvocati specializzati nell’uso dell’IA in ambito legale e prezzi che riflettono esplicitamente l’efficienza generata dall’IA.
“Al di là del tema costi, in Italia sembra essere più attuale un tema organizzativo, dove le attività ripetitive o automatizzabili tenderanno a perdere valore, mentre il lavoro di consulenza complessa e strategica diventerà sempre più centrale tanto per chi vende quanto per chi acquista servizi legali”, conclude Tully.
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