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Amnesty e la pandemia: una clava sui diritti umani

Torture e decessi in carcere. Aumento della violenza domestica. Intensificazione della repressione del dissenso dall’Europa all’Asia e al Sudamerica. Il Rapporto 2020-2021 di Amnesty International racconta i drammi dei diritti umani in 149 stati del mondo…
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Amnesty International ha presentato il Rapporto 2020-2021 sui diritti umani nel mondo

 

Torture e decessi in carcere. Aumento della violenza domestica. Una segnalazione da parte del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa per l’alto tasso d’interruzione nella fase preprocessuale dei procedimenti per violenza domestica. Nel primo anno della pandemia, il Rapporto 2020-2021 di Amnesty International segnala situazioni critiche per i diritti umani anche in Italia. Soprattutto ai danni delle fasce deboli, come i migranti, i carcerati e le donne, con oltre 23 mila chiamate al numero nazionale per l’assistenza, più di 1.000 al giorno (erano state 13.400 nel 2019).

Il Rapporto analizza le tendenze globali nel campo dei diritti umani in 149 stati del mondo, evidenziando come il virus abbia acquisito più forza soprattutto nelle regioni dominate da politiche divisive, che negli anni hanno perpetuato disuguaglianze, discriminazione e oppressione. Ma non ha risparmiato paesi finora ospitali, come l’Uganda, che accoglie quasi 1,4 milioni di rifugiati: all’inizio della pandemia il Paese ha chiuso le frontiere senza eccezione alcuna, col risultato che oltre 10 mila persone sono rimaste abbandonate al confine con la Repubblica Democratica del Congo.

La pandemia come arma contro i diritti umani

In Nicaragua, nel giro di due settimane del mese di giugno 2020, almeno 16 operatori sanitari sono stati licenziati dopo che avevano denunciato la mancanza dei dispositivi di protezione personale e la risposta inadeguata dello stato alla pandemia. In Ungheria il governo del primo ministro Viktor Orbán ha modificato il codice penale introducendo pene fino a cinque anni di carcere per “diffusione di informazioni false” sulla pandemia. Con la stessa motivazione, Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Oman hanno avviato procedimenti penali ai danni di persone che avevano pubblicato sui social media commenti critici nei confronti della risposta sanitaria dei governi.

“Le risposte dei leader sono state di volta in volta mediocri, mendaci, egoiste, fraudolente. Alcuni hanno cercato di normalizzare le eccessive misure di emergenza adottate per contrastare la pandemia, altri sono andati persino oltre, intravedendo la possibilità di rafforzare il loro potere. Invece di sostenere e proteggere le persone, hanno semplicemente usato la pandemia come un’arma per attaccare i diritti umani”, ha accusato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

La repressione dal Brasile all’Asia

rapporto amnesty international pandemia arma contro i diritti umaniNelle Filippine il presidente Rodrigo Duterte ha detto di aver ordinato alla polizia di uccidere chi protestava o chi causava “problemi” durante le misure di quarantena. In Nigeria la brutalità delle forze di sicurezza ha causato morti nel corso delle proteste. Nel Brasile del presidente Bolsonaro, tra gennaio e giugno le forze di polizia hanno ucciso almeno 3.181 persone, una media di 17 al giorno.

Alcuni leader hanno fatto persino di più, usando l’elemento distraente della pandemia per stroncare critiche estranee al virus e commettere ulteriori violazioni dei diritti umani mentre il mondo guardava altrove. In India il primo ministro Narendra Modi ha inasprito la repressione contro gli attivisti della società civile, anche attraverso raid nelle abitazioni, con la scusa della lotta al terrorismo. In Cina il governo di Xi Jinping ha proseguito a perseguitare gli uiguri e le altre minoranze musulmane del Xinjiang – come documentato anche da una recente inchiesta della Cnn – e a Hong Kong ha fatto entrare in vigore una legge sulla sicurezza nazionale dai contenuti vaghi e generici per legittimare la repressione politica.

Si rafforzano i movimenti di protesta

A fronte di innumerevoli situazioni deteriorate, è cresciuta l’adesione ai movimenti di protesta per i diritti. È il caso del movimento Black Live Matters negli Usa, delle proteste #EndSARS in Nigeria e delle nuove creative forme di protesta come gli scioperi virtuali, così come le proteste contro la repressione e la disuguaglianza in varie parti del mondo, come Cile, Hong Kong, Iraq e Polonia.

Amnesty descrive molte importanti vittorie conseguite dagli attivisti per i diritti umani soprattutto per quanto riguarda la violenza di genere, come l’adozione di nuove leggi per contrastare la violenza contro le ragazze e le donne in Corea del Sud, Kuwait e Sudan e la decriminalizzazione dell’aborto in Argentina, Corea del Sud e Irlanda del Nord.

“Siamo a un bivio”, conclude Callamard. “Possiamo allentare le catene che degradano la dignità umana. Possiamo ripartire da zero per costruire un mondo basato sull’uguaglianza, sui diritti umani e sull’umanità. Dobbiamo imparare dalla pandemia e unirci in un’azione coraggiosa e creativa affinché ognuno sia in una posizione di uguaglianza”.

 

Questo articolo è stato realizzato dalla redazione di STAMPA FINANZIARIA.IT

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