Il 2026 si apre con un clima di fiducia sui mercati azionari globali, sostenuto da liquidità abbondante, politiche monetarie più accomodanti e da una crescita che, pur disomogenea, continua a favorire gli asset rischiosi. Ma se il consenso punta su un altro anno positivo, le traiettorie di rendimento sembrano delinearsi in modo diverso tra Stati Uniti, Europa e Asia, come mostrano le analisi dei gestori di Lemanik.
Aspettative elevate negli Usa
Negli Stati Uniti, le aspettative restano elevate. «Le medie per il 2026 indicano un altro anno positivo per l’azionario e, per quanto ci riguarda, stiamo posizionando le nostre previsioni nella parte alta delle aspettative», spiega Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik High Growth, che nel 2025 è stato il miglior fondo azionario Italia per rendimento. «I nostri modelli indicano un potenziale rialzo del 15-20%».
Uno scenario che ricalca, almeno nelle premesse, quello di inizio 2025: allora il consensus stimava un +10% per l’S&P 500, mentre oggi le previsioni medie per il 2026 oscillano tra il 5 e il 10%, con le stime più ottimistiche che tornano a spingersi verso il 15%. Secondo Scauri, non avrebbe senso assumere una posizione contrarian in assenza di segnali contrari: «I dati analitici e i modelli stagionali continuano a indicare un altro anno forte».
A rafforzare la visione costruttiva contribuisce anche il ciclo politico. Il 2026 è un anno di midterm nel secondo mandato presidenziale di Donald Trump e, storicamente, questo tipo di configurazione ha prodotto performance particolarmente robuste per l’azionario, con rendimenti superiori al 20% e drawdown più contenuti rispetto ad altri anni del ciclo. Inoltre, l’andamento medio dell’anno tende a essere più regolare tra primo e secondo semestre, pur in un contesto che non esclude fasi di volatilità.
Il vero motore, tuttavia, resta la liquidità. «Gli asset rischiosi sono influenzati principalmente dalla liquidità e il contesto per il 2026 è estremamente favorevole», sottolinea Scauri. Ai tagli dei tassi negli Stati Uniti si somma un mix di stimoli monetari e fiscali che, anche in vista delle elezioni di medio termine, dovrebbe sostenere crescita e mercati. Il principale rischio resta un ritorno delle pressioni inflazionistiche, ma secondo il gestore si tratterebbe di episodi temporanei. La domanda chiave rimane quella sulla recessione: «Con liquidità e stimoli a supporto dell’economia, una recessione appare improbabile».
In questo quadro, anche l’Europa è destinata a seguire l’esempio di Wall Street. Dopo aver restituito nel corso del 2025 la sovraperformance iniziale, i mercati europei partono da un posizionamento relativamente basso. Un possibile allargamento del mercato rialzista e progressi sul fronte geopolitico, in particolare in Ucraina, potrebbero riattivare i flussi. Tra i temi settoriali, restano centrali difesa (Leonardo, Avio e Fincantieri tra i titoli italiani; Hensold, Rehnimetal, Renk e Indra tra i titoli europei), infrastrutture (Danieli) e ricostruzione, anche alla luce del progressivo disimpegno statunitense dal Vecchio Continente.
E l’Asia?
Se l’asse Stati Uniti-Europa guarda soprattutto a liquidità, ciclo politico e spesa pubblica, l’Asia offre invece una narrativa diversa, ma non meno costruttiva. «Il 2026 si prospetta un anno positivo per i mercati azionari asiatici, che presentano ancora valutazioni interessanti e potranno contare sul traino delle nuove tecnologie e sulla spinta della Cina», afferma Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity.
Nel 2025 il rialzo dell’Asia è stato trainato quasi esclusivamente dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale, con Corea del Sud, Taiwan e Giappone in evidenza, mentre India e Sud-Est asiatico hanno sottoperformato. Titoli difensivi come sanità, consumi e utility sono rimasti indietro. Emblematico il caso della Corea del Sud, dove a fine 2025 Samsung e SK Hynix hanno spinto l’indice vicino ai massimi storici.
Il contesto macro resta eterogeneo: alcuni Pmi, come quelli di Corea, Taiwan e Giappone, sono sotto la soglia di espansione, mentre Cina, India e diversi Paesi Asean mostrano maggiore tenuta. Le politiche monetarie riflettono questa divergenza, con tagli dei tassi in diverse economie emergenti e una graduale normalizzazione in Giappone, nonostante uno yen sorprendentemente debole.
Guardando al 2026, Zimmermann scommette su una combinazione di valutazioni attraenti e crescita superiore alla media. Le attese sono per misure più incisive da parte di Pechino a sostegno dei consumi e del mercato immobiliare, mentre la tecnologia potrebbe continuare a beneficiare della diffusione dell’intelligenza artificiale nei processi industriali. Anche il quantum computing, dopo l’attenzione ricevuta nel 2025, potrebbe diventare un nuovo catalizzatore. Un dollaro più debole rappresenterebbe un ulteriore vento a favore.
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