“Con tutta probabilità, nel 2019 almeno il 60% dell’economia globale subirà un indebolimento. La volatilità del secondo semestre 2018 proseguirà e tendiamo a credere che i rendimenti scenderanno negli Stati Uniti e che non saliranno nei paesi core dell’Eurozona, dove l’Italia è il paese più in difficoltà”. È l’analisi di Guido Barthels, portfolio manager di Ethenea.

Il 2018 si è rivelato difficile per gli investitori e il 2019, probabilmente, non sarà migliore. In Europa, l’economia italiana è quella più in difficoltà e ha archiviato un terzo trimestre 2018 difficile con crescita negativa del -0,4% su base trimestrale annualizzata. La situazione politica nel paese rende altamente improbabile il varo di riforme economiche assolutamente necessarie. Vi sono forti probabilità che nei prossimi trimestri la situazione possa peggiorare.

Il terzo trimestre del 2018 si è dimostrato debole per il Pil tedesco, con un calo dello 0,8% su base trimestrale annualizzata. L’economia tedesca ha rallentato ma ci si aspetta una crescita dell’1,6% circa nella prossima rilevazione. L’economia francese cresce a un ritmo dell’1,6% su base trimestrale annualizzata, ma le proteste dei gilet gialli raffredderanno la volontà di riforma. Nemmeno dalla Spagna sono giunte grandi sorprese.

“Nel complesso, l’economia dell’Eurozona performa bene, ma mostra i primi segni di cedimento malgrado gli sforzi della Banca centrale europea”, spiega Barthels.

Guardando all’Asia, la crescita economica del Giappone è stata negativa. Al momento è improbabile che nel 2019 il paese possa far registrare miglioramenti, malgrado tutti gli sforzi del governo e della banca centrale. Stando ai dati diffusi dai canali ufficiali, l’economia cinese vola invece a quota 6,5%, ma la tendenza è al ribasso.

Per quanto riguarda gli Usa, dopo un secondo trimestre 2018 molto vigoroso, il terzo trimestre 2018 è stato leggermente più debole, con una crescita del 3,5%. Va tuttavia evidenziato il netto rallentamento della crescita tendenziale. L’economia americana, insomma, perde slancio. Il presidente Trump sembra avere già sparato tutte le munizioni a sua disposizione per ridare ossigeno all’economia, ma l’isolazionismo del Presidente, la sua politica sull’immigrazione e sul commercio e il cosiddetto government shutdown hanno un impatto piuttosto trascurabile, se non negativo, su di essa.

“Le probabilità stimate di una recessione nei prossimi dodici mesi negli Usa si collocano al 16%, un valore raggiunto l’ultima volta nel 2006 e anche il divario tra il rendimento del treasury statunitensi a dieci anni e quello a due anni indica un rischio recessione nei prossimi 4-6 trimestri”, conclude Barthels. “In questo contesto, se i mercati azionari globali potranno tornare a dare soddisfazioni dipende in larga parte dall’evoluzione della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, ma non solo. Sempre più fattori polarizzeranno l’attenzione degli operatori, richiedendo nervi saldi nella gestione dei rischi”.